COMUNICARE o comunicare?

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COMUNICARE o comunicare? Perché questo titolo? Oggi si parla tanto di comunicazione: vediamo di analizzare e di chiarire pochi semplici punti. Perché la comunicazione è così importante? Perché è il mezzo per trasferire un concetto o un’informazione ad uno o più nostri interlocutori. Ma dovremmo dire, per amor di precisione, che dovrebbe essere un mezzo efficace ed efficiente. Non è sempre così, anzi, non lo è quasi mai. Ci sono più livelli e più tipi di comunicazione; in questo articolo vedremo la comunicazione che normalmente avviene vis à vis, quella che può avvenire tra persone che hanno una confidenza familiare, di amicizia o di conoscenza approfondita e quella che avviene in campo lavorativo tra colleghi e tra professionisti, tralasciando per il momento la comunicazione che riguarda i media e internet. Normalmente, in base al contesto in cui ci troviamo, cambia anche il nostro modo di comunicare ma fondamentalmente, per far sì che la comunicazione sia efficace, bisognerebbe rispettare alcune regole di base. Cosa succede a volte quando comunichiamo?

Facciamo un esempio pratico e banale di una comunicazione tra marito e moglie. Il marito è sotto la doccia e si è accorto di non aver portato in bagno lo shampoo che ha comprato il giorno prima:

Marito – “Cara! Per favore, mi porti lo shampoo? Quello che è in bagno è finito?”

Moglie – “non l’ho comprato, pensavo lo dovessi comprare tu!”

Marito – “l’ho fatto, l’ho comprato ieri!”

Moglie – “va bene, lo prendo e te lo porto!” (la moglie va nel mobiletto dove conservano i prodotti per il bagno ma non trova lo shampoo).

Moglie – “ma qui non c’è!”

Marito – “Sì, sì, hai ragione, quando sono tornato ieri l’ho lasciato sul mobile all’ingresso, scusa.”

La moglie va all’ingresso prende lo shampoo e lo porta al marito.

michelangelo, abstract, boy

Cosa è successo in questo dialogo? Se il marito avesse detto: – “Cara, per favore, mi porti lo shampoo che ho lasciato sul mobile all’ingresso?” Sarebbe stato tutto più semplice e non ci sarebbero stati fraintendimenti. Bene! È un esempio banale ma cosa è successo realmente? È successo quello che succede molto spesso quando comunichiamo con qualcuno.

Abbiamo dato importanza a noi che stiamo comunicando e non abbiamo dato la giusta importanza a chi sta ricevendo da noi la comunicazione. Diamo per scontato che chi riceve la comunicazione conosce già i presupposti per cui stiamo comunicando. Quindi stiamo parlando ad una persona che potrebbe non essere completamente ricettiva. Il compito di chi comunica è quello di rendere la persona che riceve la comunicazione pronta ad essere ricettiva. Spesso inviamo la comunicazione non tenendo conto delle informazioni in possesso del ricevente, quelle che determinano le basi dell’argomento proposto. In altri termini pensiamo che il ricevente debba sapere già il senso di quello che noi gli inviamo. Ad amplificare l’incomprensione poi c’è anche la disparità di livello culturale, di livello sociale e altro elemento da non sottovalutare è il rapporto (più o meno confidenziale) che abbiamo con il nostro interlocutore. In pratica spesso pensiamo che il nostro interlocutore sia come noi, cioè che abbia gli stessi retaggi culturali e sociali, stesso livello di apprendimento e stesse conoscenze. Purtroppo non è sempre così quindi chi comunica deve fare lo sforzo più grande; deve capire e conoscere il suo interlocutore. Vediamo come.

Fondamentalmente dovremmo parlare al ricevente come si parla ad un bambino, non perché pensiamo che non sia in grado di capire ma solo perché così noi non abbiamo la possibilità di sbagliare la comunicazione. Se volessimo seguire una procedura dovremmo comportarci in questo modo: per prima cosa dobbiamo mettere a proprio agio la persona dicendo che non è facile per noi spiegare quello che vogliamo comunicare e che quindi se non dovessimo essere chiari ce lo può dire subito. In pratica stiamo dichiarando che se non dovesse capire non è per colpa sua ma è solo perché noi potremmo non essere bravi a comunicare. Una volta fatto questo primo passo e abbiamo capito che il ricevente è tranquillo e a proprio agio possiamo iniziare a parlare. È importante, quando stiamo esponendo il nostro messaggio, chiedere conferma della nostra chiarezza e rispiegare il concetto in caso di risposta negativa e solo dopo che abbiamo avuto conferma del fatto che ha compreso proseguire. A volte ci imbattiamo nella situazione che quando chiediamo se siamo stati chiari, il ricevente ci dica di sì anche se non è vero, questo spesso accade perché non vuole fare brutta figura, ma ATTENZIONE, la maggior parte delle volte è perché non gli interessa quello che stiamo dicendo e quindi significa che non lo abbiamo coinvolto a sufficienza (ma questa è tutta un’altra storia). Comunque, finito di parlare è importante fare un riepilogo sintetico per punti di quello che abbiamo detto. Verificando se tutti i passi sono chiari. Dato che comunicare è un’azione sociale, dobbiamo chiedere l’opinione al nostro interlocutore perché non dobbiamo dare l’impressione che quello che abbiamo detto è un dogma. Chiedere cosa ne pensa, se ha consigli da darci è la cosa sicuramente più giusta, perché nella comunicazione è fondamentale capire che interagiamo con persone e che le persone sono importanti e dobbiamo dargli il giusto valore.

Noi comunichiamo ma chi ci ascolta ci sta concedendo tempo e attenzione e ci sta permettendo di collegare i nostri cervelli e i nostri cuori e questa è una delle cose più belle che può succedere quando abbiamo a che fare con i nostri simili.

C.D.

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