PIU’ TEMPO ABBIAMO, PIU’ TEMPO SPRECHIAMO. La legge di Parkinson

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Cyril Northcote Parkinson è stato uno storico britannico autore di una sessantina di libri, ma la notorietà internazionale la raggiunse nel 1957 con la pubblicazione del libro “La Legge Di Parkinson” (Parkinson’s Law).

Il libro affronta argomenti complessi con grande lucidità e anche con una buona dose di umorismo. Argomenti come l’organizzazione del lavoro in strutture burocratiche, la produttività e la gestione del tempo. All’epoca della pubblicazione il libro non fu visto di buon occhio dai teorici della gestione perché poteva sembrare una critica al loro operato. Ma il successo che ebbe a livello internazionale lo fece diventare in poco tempo un best-seller. Parkinson osservò con attenzione il modo in cui si sviluppava il lavoro alle dipendenze dello stato e riuscì ad individuare alcuni modelli da cui fece derivare più postulati. 

Qui ne vedremo tre:

“Il lavoro si espande fino ad occupare tutto il tempo disponibile”

Questo è il primo e vuol dire che per realizzare un’attività utilizzeremo tutto il tempo che avremo a disposizione. Per spiegare meglio: se abbiamo un’ora per portare a termine un’attività, impiegheremo un’ora per farlo ma se per la stessa attività abbiamo a disposizione una settimana, impiegheremo una settimana.

Quindi un problema strettamente legato alla gestione del tempo. Quando il tempo per portare a termine un compito è breve faremo in modo di portarlo a termine. Ma se il tempo è più del necessario come ci comporteremo? Sostanzialmente diluiremo le azioni e in alcuni casi occuperemo parte del tempo a non fare niente.

E qui entra in gioco un altro postulato che Parkinson ha chiamato “La Legge Di Dilazione” che dice:

“Quando si dispone di tempo, si avrà sempre la tendenza a rimandare tutto quello che c’è da fare”

Questo succede perché il tempo è un concetto del tutto soggettivo che dipende dalla nostra percezione e non dal vero trascorrere delle ore. Tra l’altro, più tempo avremo e più ci dedicheremo a dettagli che potrebbero essere inutili, mentre quando il tempo sarà poco andremo dritti al punto. La gestione del tempo potrebbe essere un problema risolvibile, si impara. Ci sono tanti manuali e quasi tutti abbastanza validi che spiegano le azioni da fare; se non fosse che ci sono persone (e io ne conosco più di qualcuna) che non hanno il tempo di mettere in pratica le azioni o addirittura non hanno il tempo di imparare la gestione del tempo! Il consiglio di Parkinson è quello di dividere il lavoro in sotto-compiti e stabilire un tempo limite per completarli.

Una cosa da precisare è che Parkinson ha formulato questi postulati in base all’osservazione di strutture statali ma in fin dei conti sono applicabili anche ad aziende private, organizzazioni, enti, comunità, famiglie e persino al singolo individuo.

Il terzo postulato della legge di Parkinson dice:

“Il grado di attenzione dedicato a un problema dai vertici di un’impresa è inversamente proporzionale alla sua reale importanza.”

Questo postulato Parkinson lo chiamò “The Law of Triviality” e fondamentalmente significa che la tendenza è quella di dedicare più tempo alle cose meno importanti e più futili. Detto in questo modo potrebbe sembrare una “sentenza” ma bisogna intenderlo in senso psicologico. Normalmente le cose più importanti e impegnative tendiamo a evitarle o ad affrontarle all’ultimo quando non possiamo più evitarlo, quindi quando avremo anche meno tempo per farle. Ecco che in questo senso questo postulato è estendibile non solo alle aziende ma anche alle realtà individuali. È sempre gestione del tempo, come quando elenchiamo le cose da fare e le suddividiamo in cose “urgenti”, “importanti” e da delegare.

Al di là di quello che ha formulato Parkinson è chiaro che quando pensiamo al tempo possiamo intenderlo come un “alleato” o come un “nemico”, questo perché, fondamentalmente, o riusciamo a gestirlo o lui gestirà noi.

C.D.

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