Criptovalute: lo stato delle cose

Criptovaluta: lo stato delle cose

(tempo di lettura 10 min)

La maggior parte dei cambiamenti epocali avvengono in concomitanza di eventi traumatici. O per meglio dire, l’idea era già presente e l’evento traumatico è stato l’interruttore che ha permesso al cambiamento di iniziare ed attuarsi fattivamente. Nel periodo che stiamo vivendo la nostra percezione di quello che accade è spesso alterata da tanti fattori, primo fra tutti l’enorme quantità di informazioni che ci bombarda quotidianamente non dandoci la possibilità di identificare obiettivamente i processi che avvengono nelle nostre società. Anche per l’evoluzione digitale vale questo inciso. Per molti l’evoluzione digitale è solo un mezzo per velocizzare alcuni processi. Ma è molto di più. L’evoluzione digitale, lo sappiamo, sta influendo anche sulla nostra economia ma la maggior parte delle persone non sa fino a che punto questo processo sia rivoluzionario. Abbiamo detto che gli eventi traumatici o un processo di eventi traumatici, spesso sono il detonatore per attuare un cambiamento radicale.

Partiamo dal 15 settembre del 2008 (tenete a mente questa data) quando uno di questi eventi destabilizzo l’economia americana e in parte quella mondiale. Il tracollo della Lehman Brothers che colpì milioni di persone che persero i risparmi di una vita. Successivamente, in Europa, ci fu la crisi del 2010 in Grecia e anche in questo caso i risparmiatori che si erano affidati alle banche subirono la mala finanza applicata, in questo caso, direttamente dalla BCE che era parte istituzionale del sistema bancario/finanziario.

Poi abbiamo visto la crisi argentina (in verità tre crisi: 1999, 2002, 2019) e in ultimo quella del Venezuela (2013/2020) dove il valore della moneta divenne più basso di quello della carta su cui era stampata. Eventi drammatici che hanno segnato l’economia.

Questi eventi che abbiamo citato, erano la punta dell’iceberg. Qualcosa stava accadendo più in profondità, proprio in queste circostanze è stato dato il via ad una concezione di economia sganciata da quella ufficiale e istituzionale che invece fino a quel momento era considerata l’unica economia possibile.

Torniamo al 2008 quando in America si verificò il fallimento della Lehman Brothers. In quell’anno, parallelamente, da quelle macerie si stava sviluppando qualcosa di diverso, si stavano costruendo i primi benefici che il mondo del digitale avrebbe portato fino a oggi e che hanno creato le condizioni che stiamo vivendo. Nel 2009 venne alla luce il primo BITCOIN da un’idea sviluppata nel 2008 da Satoshi Nakamoto (pseudonimo). All’epoca il bitcoin era solo una moneta sperimentale, non aveva valore ed era utilizzato solo da tecnici del settore. Successivamente, come accadde all’inizio anche per Internet, cercarono di etichettarlo come strumento utilizzato dalla criminalità o per traffici poco leciti.

Non riuscendo ad abbatterlo con questa etichetta si cercò di utilizzare la strada della speculazione, ma a questo punto la moneta di Nakamoto non era più limitata ad una nicchia di persone e anche le banche iniziavano ad interessarsene. Infatti nasce il consorzio R3 che diede possibilità ad alcune banche di unirsi tra loro per creare una piattaforma digitale per i servizi bancari, funzionante su blockchain. L’interessamento delle banche dà una maggiore spinta e nel 2017/2018 il bitcoin arriva a 19.000 dollari di valore sfiorando i 20.000. Da questo momento in poi viene considerato come oro digitale.

Vediamo oggi come è cambiata la percezione del mondo digitale e in particolare del settore delle criptovalute. È di questi giorni (21 ottobre, Link fonte) la notizia che PayPal offre pagamenti con le criptovalute e decide di farlo solo negli Stati Uniti e non a livello mondiale. Ma perché PayPal parte proprio oggi e solo negli Stati Uniti? Inizialmente aveva comunicato che il progetto sarebbe partito nel 2021 invece ha deciso di farlo partire da subito. Sicuramente la scelta del momento è stata influenzata dalla crescita attuale del valore del bitcoin (nel momento in cui scrivo è a circa 14.000 dollari). Questo genera nelle persone un effetto overconfidence, cioè le persone vedendo il prezzo di un bene aumentare cambiano la loro percezione rispetto a quel bene e diventano più confidenti e di conseguenza sono più portate ad utilizzarlo.

Ma perché è limitato solo agli Stati Uniti? In questo caso c’è una cosa da considerare. PayPal offre la possibilità di comprare criptovalute, offre la possibilità di avere un portafoglio cripto e di comprare tramite il portafoglio cripto ma non consente di portare al di fuori le criptovalute. In parole povere, questo vuol dire che se non posso spostare le cripto che compro da PayPal allora vuol dire che le criptovalute non sono le mie. Questo contrasta con il principio di libertà che invece è caratteristica di questo mondo dove le criptovalute sono mie e non c’è alcun tipo di intermediazione.

In buona sostanza PayPal ha avuto l’autorizzazione dallo Stato di New York per svolgere questo servizio per due anni, perché tanto è la durata della licenza che ha ottenuto. Due anni sotto il monitoraggio delle autorità competenti ma anche sotto la guida di una società che l’affiancherà in questo periodo. Quindi solo un test portato avanti da PayPal e dal governo americano. Un test che comunque darà grandi vantaggi, uno dei quali è l’adozione di massa delle criptovalute. PayPal entra in questo mondo portando anche vari servizi e sta già pensando a possibili acquisizioni, ad esempio gli exchange. Gli exchange non saranno più come li conosciamo oggi, con l’ingresso delle grandi banche (J.P. Morgan, Merrill Lynch, Goldman Sachs) andranno sotto l’ala protettrice dei grossi gruppi bancari e PayPal comincia ad avere interesse all’acquisizione di alcuni di questi exchange e sembra che BitGo sia uno di questi (link fonte).

Per dare un altro indice di valutazione del mondo cripto nello specifico basti pensare che oggi, nella classifica dei maggiori asset al mondo il Bitcoin è al 21° posto mentre PayPal è al 22° (link fonte).

Comunque non è solo il mondo dei pagamenti statunitensi ad essere interessato al mondo cripto e vediamo che altre forze a livello mondiale si stanno muovendo. Una notizia del 24 ottobre (link fonte) dice che la Russia entro due anni renderà il Rublo una moneta digitale. Ha già coinvolto cinque banche private per sviluppare il progetto pilota per la blockchain.

Tutti questi cambiamenti stanno accadendo molto velocemente e molti pensano che sia dovuto, in parte, anche all’attuale situazione covid (sfruttare il mondo digitale in condizione di limitazioni degli spostamenti sul territorio). Certo i grandi cambiamenti avvengono in concomitanza di eventi traumatici, ma questi, spesso, sono effetti di superfice, in realtà sono già iniziati. Il nostro modello economico classico è ormai obsoleto ed era inevitabile l’orientamento economico verso il digitale che dà più libertà di azione svincolando da sistemi bancari e finanziari costrittivi che hanno sempre potuto decidere, a loro discrezione, gli effetti di tutte le transazioni; e questa trasformazione è iniziata già da qualche anno.

Il bitcoin ormai è un asset importante che è influenzato da tanti fattori e che a sua volta influenza tutto il resto. Al 6 novembre la dominance del bitcoin raggiunge, con un prezzo di 15.000 dollari, il 66% (link fonte); significa che il 66% della capitalizzazione del mondo cripto appartiene in maniera prepotente al bitcoin.

Per capire quanto è già evoluta questa realtà digitale basti pensare che oggi ci sono piattaforme legalmente autorizzate che possono erogare prestiti in valuta cripto (Binance è una di queste) o che possono concedere prestiti in valuta fiat con la sola garanzia di criptovalute (link fonte). È questa la vera filosofia del mondo cripto. Scambio peer to peer senza intermediari, per avere questi prestiti non bisogna presentare una dichiarazione dei redditi basta mettere a garanzia le proprie cripto.

E qui si vede come la tecnologia e l’economia cripto entra in casa delle persone, come quando internet entrò nelle case di tutti grazie a Gmail che non era altro che un’applicazione. Oggi tutti questi servizi che abbiamo visto non sono altro che un’applicazione della blockchain che entra sempre più in maniera capillare nella nostra economia.

Oggi, J.P. Morgan dice che gli investitori vogliono solo bitcoin e che lo considerano più affidabile dell’oro (link fonte). Gli stessi portafogli di J.P. Morgan hanno all’interno una forte connotazione cripto. Quindi cambia proprio la mentalità; qualcuno ricorderà che anni fa il CEO di J.P. Morgan fu tra i primi a dire che bitcoin era una truffa e che non andava comprato; qualche settimana dopo J.P. Morgan comprava il proprio exchange e creava la sua criptovaluta il J.P. Morgan Coin.

Ma continuiamo a vedere cosa sta succedendo nel mondo e in particolare in Brasile dove è stata adottata Paxfull, una delle più forti piattaforme Bitcoin (link fonte). I brasiliani preferiscono utilizzare criptovaluta piuttosto che usare la loro moneta fiat altamente svalutata.

Ancora, il Bayern Monaco F.C. entra a far parte di una blockchain (link fonte) dove troviamo uno degli sport più diffusi attualmente: il Fantacalcio. (in Italia i “fantallenatori” sono poco più di 6 milioni!).

Qual è la situazione italiana riguardo al mondo digitale e delle criptovalute? Probabilmente abbiamo una percezione distorta, pensiamo di essere indietro di molto rispetto agli altri paesi. Andando più a fondo ci accorgiamo che non è proprio così.

Dall’anno scorso la CONSOB ha inserito la sezione criptovalute e il 20 marzo di quest’anno è avvenuto qualcosa che ha dato seguito a quello che era il progetto R3. Il consorzio R3 formato da diverse banche internazionali, alle quali aggiungiamo le italiane UNICREDIT, SAN PAOLO e MEDIOLANUM, aveva lo scopo di creare una piattaforma dove fornire i servizi bancari tramite blockchain. L’ABI il 20 marzo di quest’anno lancia il suo progetto chiamato SPUNTA BANCA dlt (link fonte), nient’altro che una piattaforma blockchain con la quale si possono fare le riconciliazioni bancarie, quindi non più mail, non più telefono ma solo blockchain; a questo protocollo hanno aderito per il momento 97 banche. Questo dato ci fa capire, guardando in profondità, cosa sta muovendo il mercato cripto in Italia. Queste cose spesso non vengono notate perché siamo troppo collegati alle informazioni di superfice, alle informazioni che dicono che le cripto appartengono solo ad un mondo di trading. Ormai non è più così. Grazie a queste piattaforme l’utilizzo delle cripto entrerà nell’uso quotidiano, tramite innumerevoli servizi arriverà in tutte le case e nei conti correnti degli italiani. In fin dei conti siamo più avanti di quello che crediamo e non poteva essere altrimenti.

Molte aziende stanno trasferendo la loro operatività su blockchain. Quindi significa che tutto quello che prima passava tramite mail o telefono oggi passa tutto su blockchain. Questo è un modo per risparmiare, per ottimizzare i tempi e per evitare sbagli.

Binance dice che i pagamenti in bitcoin sono destinati a crescere (link fonte) perché è aumentato enormemente il volume delle transazioni rispetto al 2017. Ma la cosa più importante è l’aumento degli “address” attivi che sta a significare che un nuovo flusso di persone è entrato in questo mondo, nuove persone utilizzano criptovaluta. Questo è veramente fondamentale per capire il momento che questo settore digitale sta vivendo. La tecnologia blockchain sta toccando e toccherà sempre di più tutti i settori e noi non potremo farne più a meno, perché è un sistema sicuro, diretto, senza intermediari che faciliterà la vita, il nostro denaro sarà veramente nostro e ci tutelerà 

blockchain

dalla burocrazia e dai grandi sistemi bancari, finanziari ed economici. Ognuno potrà avere e potrà gestire la propria economia in totale autonomia. In sostanza, e questa è la cosa più importante, ci renderà liberi! Per ottenere tutto questo occorre attuare un cambio di paradigma. Non dobbiamo aspettare il prossimo evento traumatico per essere costretti a cambiare, basta informarsi. La tecnologia ci viene un’altra volta in aiuto. Si stanno creando delle superApp che permetteranno di fare tutto senza passare da più piattaforme. Si farà tutto dalla superApp: spostare denaro, fare pagamenti, fare acquisti, prenotare viaggi, fare trading, ecc.

Certo il cambio di paradigma prevede anche un impegno. Imparare ad usare questa tecnologia e non tutti sono disposti a farlo. Però non si può più dire: “ho fatto sempre così e continuerò a fare così”. Quello che andava bene dieci anni fa non va più bene oggi. Quindi occorre una presa di coscienza da parte delle persone. Occorre informarsi, studiare, provare a fare, sbagliare. Perché essere liberi ha un costo ma in questo caso è veramente un costo irrisorio e i benefici sono di gran lunga superiori.

C.D.

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