CHE FINE FARANNO I TUOI SOLDI?

(tempo di lettura 10 min)

Che fine faranno i tuoi soldi? Questo articolo nasce dall’esigenza di approfondire e completare un mio articolo precedente, Criptovalute: lo stato delle cose, dove parlavo del mondo digitale come un’alternativa valida al classico sistema bancario, economico e finanziario che ormai mette a rischio i nostri risparmi.

Perché ho parlato di alternative? Semplicemente perché il sistema che abbiamo sempre adottato ormai non è più sufficiente ed è un modello di staticità che alla fine si sintetizza con una frase: il sistema bancario è opposto alle persone. Cosa vuole dire questo? Che il sistema bancario ha perso, se mai l’ha avuta, la funzione di supporto finanziario e di servizio rivolti alle persone.

Uno dei problemi che oggi pensa di avere il consumatore è quello di non essere più proprietario del proprio denaro, in particolar modo di quello depositato in banca. C’è da fare chiarezza su questo punto. La legge parla chiaro e riassumo il concetto: la banca acquisisce la proprietà del denaro depositato, ma questo non significa che il depositante ne ha perso la proprietà, infatti può ritornarne in possesso in qualsiasi momento. Allora in cosa consiste il concetto di acquisizione di proprietà della banca del denaro versato? 

Semplicemente che può utilizzarlo come meglio crede, ad esempio erogando dei prestiti a terzi o investirlo a suo piacimento. Quindi il concetto di proprietà è solo per l’uso e non per la proprietà fisica. Altra questione è invece cosa accadrebbe se la banca fallisse. A parte che i primi 100.000 euro risultano garantiti dal Fondo interbancario di tutela dei depositi, il problema qui non è la proprietà o meno, quanto la possibilità concreta che la banca non

restituisca il denaro per l’insufficienza dei mezzi disponibili rispetto alle passività. In questo caso, il depositante rimarrebbe nelle condizioni di creditore della banca ed eventualmente potrà promuovere un’azione legale per rientrare in possesso del patrimonio. Spero di essere stato chiaro.

Forse il vero disagio che in questo periodo si avverte è un altro. Il consumatore potrebbe sentirsi violato, a mio parere, soprattutto nella privacy, in quanto la banca è obbligata a rendere visibile e controllabile quello che abbiamo sui nostri conti corrente ed accettare anche degli eventuali prelievi forzati o pignoramenti che l’agenzia delle entrate o lo Stato potrebbero richiedere in casi particolari.

Inoltre il correntista potrebbe sentirsi defraudato per il fatto che lasciare i soldi in banca non frutta praticamente nulla. Ecco, qui si potrebbe perdere veramente il senso di proprietà del denaro. Poi si aggiungono limiti di prelievo, limiti di spostamento, giustificazione delle transazioni e altre decine di limitazioni e leggi burocratiche che giustificano il malcontento e danno la sensazione che ci sia sempre qualcuno a farci i conti in tasca. Tutto ciò può risultare frustrante.

Bene, veniamo all’argomento di oggi, spero di non avervi annoiato con questa lunga premessa che ha solo lo scopo di spiegare il perché del mio precedente articolo sulle criptovalute. Il sistema digitale e delle criptovalute permette di venire fuori dai meccanicismi e dai disagi dell’attuale e obsoleto sistema bancario/finanziario; un semplice esempio di vantaggio è che qualsiasi transazione effettuata in criptovaluta va diretta a chi deve andare, non passa attraverso una banca, come per i pagamenti fatti con carta di credito classica, quindi viene a mancare un intermediario (le banche) che per questa intermediazione prende una commissione.

Ma perché se il nuovo sistema digitale può dare solo vantaggi molti rimangono ancorati al vecchio sistema nonostante lo critichino?

Perché le persone dicono di voler cambiare in meglio la loro situazione e solo in pochi lo fanno?  Ecco l’argomento di questo articolo!

Molti, nel caso specifico, probabilmente, non sanno che esiste l’alternativa digitale delle criptovalute. E fino a qui ci siamo, ma gli altri? Qui dobbiamo allargare il panorama da analizzare perché il problema del non voler cambiare non è solo limitato al sistema bancario ed economico ma a tutti gli ambiti che riguardano le decisioni che ognuno di noi prende anche quotidianamente.

E perché invece è così facile per molti accettare cambiamenti imposti dalle autorità?

Fondamentalmente è vero perché quando un cambiamento è imposto, per quanto possa produrre disagio, non siamo noi a crearne le condizioni e quindi siamo esonerati dal fare l’azione. Altro motivo potrebbe essere che siamo abituati ad essere “tutelati” dallo Stato che assume l’aspetto e il ruolo di genitore (malattia, assistenza sanitaria, istruzione, pensione). Viceversa quando siamo noi a decidere il cambiamento dobbiamo fare una serie di azioni come decidere di cambiare, valutare le possibili conseguenze, metterci in moto per potere ottenerlo. Vediamo la tipologia di persone che ci sono in relazione alla questione del cambiamento. Partiamo da un presupposto, quasi tutti vorrebbero cambiare la propria situazione in meglio e quindi manifestano questa necessità.

“La nostra testa è tonda per permettere ai pensieri di circolare e di cambiare direzione (Charlie Brown)”

Le persone che manifestano questa volontà si dividono in tre categorie: alla prima categoria appartiene chi manifesta la voglia di cambiare ma effettivamente non vuole farlo, alla seconda appartiene quel tipo di persone che realmente vorrebbero cambiare ma alle prime difficoltà e delusioni si arrendono, alla terza categoria appartengono quelle persone che vogliono il cambiamento e si adoperano concretamente ad attuarlo nonostante gli eventuali ostacoli.

Analizziamo la prima figura, la persona che dice di voler cambiare ma in realtà non lo vuole. Se questa persona dice di voler cambiare allora la sua vita non lo soddisfa. Quindi lo manifesta. Vorrei farvi un esempio che forse qualcuno di voi avrà già avuto modo di vedere. Sappiamo che molti non sono soddisfatti dalla loro attività lavorativa o addirittura non hanno un lavoro e gli piacerebbe avere un’attività indipendente che permetta loro di avere buoni guadagni, tempo libero e la possibilità di gestire come credono la loro giornata lavorativa. Bene, alcune di queste persone vorrebbero avviare questo tipo di attività senza spendere o investire nulla, non vogliono studiare e formarsi per imparare a farla e non vogliono contattare nessuno per divulgarla e proporla. Può esserci una di queste condizioni, ma francamente è impossibile che ci siano tutte e tre! 

Quindi queste persone cambierebbero a queste condizioni: che non si debba investire nulla, che non si debba studiare e che non si debba proporre a nessuno. Praticamente vorrebbero un assegno a fine mese senza fare niente. Allora è ovvio che queste sono solo scuse e che queste persone non vogliono cambiare. Non vogliono cambiare perché stanno già bene? Penso proprio di no. Dichiarano di voler cambiare (anche se non lo faranno mai) perché, psicologicamente parlando, vengono sollevati dalla frustrazione che provano e dai sensi di colpa e quindi si giustificano con se stessi. A loro basta dimostrare l’intenzione per essere a posto. 

Sono le persone che ogni giorno dicono: “inizio domani”. Sono un po’ come quel cartello che a volte si trovava nei negozi dove era scritto: “OGGI NON SI FA CREDITO, DOMANI SI’”. Ci sono delle spiegazioni sociali e psicologiche per questo comportamento. Se abbiamo vissuto in una famiglia dove la fonte di reddito era uno stipendio da dipendente, dove lavorare significava barattare otto ore del proprio tempo con uno stipendio a fine mese e dove non si creavano altre alternative, già questo esempio familiare può plasmare in parte il carattere e orientare verso un tipo di aspettative. 

Come ho scritto sopra, anche la nostra società “assistenzialista” spesso indirizza verso comportamenti statici. Non solo, abbiamo anche un nemico molto agguerrito che ostacola al cambiamento: il nostro cervello. È una macchina perfetta ma è anche un gran risparmiatore di energie. Non importa quali grandi benefici ci potrà dare il cambiamento, il cervello ci sussurrerà all’orecchio che potrebbe essere rischioso, che sicuramente è faticoso, che non si sa dove ci potrà portare e allora è meglio starsene al calduccio coccolati nella nostra attuale situazione evitando sorprese di qualsiasi genere. In pratica si preferisce la situazione in cui si vive perché è certa! È brutta? È frustante? Sì potrebbe esserlo ma la conosciamo, mentre il futuro non lo conosciamo. È vero, il futuro non lo conosciamo ma non per questo vuol dire che sarà brutto anzi, ci sono buone probabilità che iniziando a progettarlo e a costruirlo ci riservi una vita migliore.

La seconda categoria di persone è quella che vuole cambiare e inizia a darsi da fare ma alla prima difficoltà rinuncia. È chiaro che queste persone non pensavano che il cambiamento fosse così faticoso, per andare avanti potrebbero aver bisogno di aiuto. Probabilmente c’è anche un problema di scarsa autostima se si fermano al primo ostacolo. Pensano che significhi che non sono capaci.

La terza categoria sono le persone che vogliono cambiare, che si mettono in moto per farlo e alla fine ci riescono. C’è poco da dire su questa categoria, sono le persone più determinate e motivate, quelle che vedono gli ostacoli come parte del percorso e quindi non si abbattono ma vanno avanti fino a quando raggiungono la loro meta.

Torniamo al punto iniziale: perché quando abbiamo l’opportunità, con il nuovo mondo digitale, di sganciarci finanziariamente da tutto quello che abbiamo sempre criticato, rimaniamo fermi? Abbiamo due possibilità. Quando le cose non ci vanno bene e sono controllabili da noi, possiamo cambiarle, queste sono le “piccole” cose che possono capitare nella nostra vita. Cambiare casa, lasciare il proprio partner perché non si va più d’accordo, cambiare lavoro, ecc. Quando poi ci sono cose che non ci piacciono, come il sistema bancario, quello finanziario ecc., che sono al di fuori del nostro controllo, non possiamo cambiarle. E allora che cosa succederà ai nostri soldi? Non lo sappiamo! Quindi cosa possiamo fare?

Possiamo cambiare noi, ci tiriamo fuori. Raggiungere il pieno controllo del nostro patrimonio, per quanto piccolo sia, ci permette di non essere più ricattabili, ci permette di poter scegliere di vivere una vita più a nostra dimensione. C’è questa possibilità ed è alla portata di tutti, basta veramente poco. Basta informarsi, approfondire un po’. Mai come oggi è sbagliato dire “ho sempre fatto così, continuo a fare così”, è sbagliato dire “non conosco questo mondo quindi non mi interessa”. Siamo responsabili verso noi stessi, verso i nostri figli e verso le future generazioni. Oggi abbiamo mille modi per imparare e capire. La vita e la società offrono sempre due alternative, due opzioni, due possibilità.

Se vi trovate ad un bivio e non sapete scegliere tra le solite due, scegliete la terza possibilità.

C.D.

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