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EURO DIGITALE: perché l’Europa ci spinge a non utilizzare il denaro contante

(tempo di lettura 7 min)

Potrebbe sembrare un caso, una coincidenza, ma proprio in questo periodo di Covid, sempre più nel caos, in una situazione sempre meno chiara, dove ci sono mille incertezze sul futuro economico e sociale della nostra nazione e di tutte quelle che fanno parte dell’Europa, il nostro presidente del consiglio tira fuori dal cilindro un concorso a premi (noi italiani andiamo pazzi per le lotterie) e un ritorno di denaro (cashback) per chi, al posto dei contanti, decide di utilizzare i pagamenti digitali per le proprie spese.

L’utilizzo di carte di credito, di prepagate, di pagamenti NFC sembra, a detta di chi ci governa, la soluzione alla crisi economica, all’impoverimento dei cittadini e all’evasione fiscale. Bello! O meglio sarebbe bello se fosse vero. Faccio una precisazione personale. Non sono contrario ai pagamenti digitali, per me sono i pagamenti del futuro e li trovo molto comodi, solo che li voglio fare come voglio io, quando voglio io, con la valuta che ho scelto e senza cadere nella trappola di “premi” da tombola natalizia o da superenalotto.

La motivazione del nostro presidente del consiglio è onorevole (sempre se fosse vera), vuole farci evolvere come nazione e come cittadini, vuole farci utilizzare strumenti che in altri stati usano già e in questo modo risolveremmo problemi che da anni schiacciano questo paese. Quindi un rilancio alla grande della nazione. Non voglio perdermi in opinioni e discussioni politiche (non amo parlare di politica e questo non è un articolo di politica), perché non è questo il luogo per farlo ma soprattutto perché le scelte fatte dal nostro governo in merito al pagamento con sistemi digitali, a mio parere, hanno ben poco di politico.

Christine Lagarde
Christine Lagarde

Quando nelle ultime comunicazioni Conte ha parlato della lotteria dei pagamenti digitali, mi sono ricordato che il 2 ottobre 2020 (quindi poco più di due mesi fa) la Banca Centrale Europea (BCE) ha espresso formalmente il suo interesse per un Euro digitale e Christine Lagarde lo fa in questo rapporto. Se andiamo ad analizzare i dati statistici in Italia degli ultimi anni vediamo che l’uso del contante (link fonte) si è ridotto di parecchio e che di contro l’utilizzo delle carte (link fonte) è cresciuto. Quindi si potrebbe pensare che, dato che le transazioni con carta sono notevolmente aumentate, l’euro digitale esiste già.

Non è così! E aggiungo meno male. Infatti, I pagamenti con carte evidenziati dagli studi, utilizzano sistemi tradizionali che si riconducono sempre alle stesse organizzazioni, cioè le banche. Tutti i pagamenti in euro con carta, i bonifici e tutti gli strumenti digitali alla base hanno un conto corrente, altrimenti non potrebbero funzionare. Allora possiamo dire che il denaro oggi ha perso la sostanza fisica ma rimane a tutti gli effetti depositato in banca.

Quello che intende la BCE con euro digitale è proprio la creazione di una moneta custodita da i cittadini che la posseggono e non più dalle banche.

Wow!  Bello?  Vediamo.

Sicuramente per i cittadini potrebbero esserci dei vantaggi.

COSTI DELLE TRANSAZIONI

Sicuramente per i cittadini potrebbero esserci dei vantaggi. Ad esempio per quanto riguarda i costi delle transazioni, è verosimile pensare che per lanciare questa nuova formula di euro i costi siano molto bassi, anzi la BCE pensa proprio a costi nulli.

INCLUSIONE FINANZIARIA

Non avendo più necessità di un conto corrente tutti i soggetti che finora non avevano i requisiti potrebbero accedere ai servizi bancari (come il micro credito), questo potrebbe ridurre le disparità economiche.

SICUREZZA FINANZIARIA

Non ultima la sicurezza finanziaria. Il cittadino non sarebbe più esposto ai rischi di un fallimento bancario o al blocco dei suoi depositi.

Fin qui i vantaggi dell’euro digitale per i cittadini potrebbero essere veramente notevoli. Ma vediamo quali potrebbero essere invece i rischi!

PRIVACY

La prima cosa che viene in mente è la Privacy. L’euro digitale per essere tale dovrebbe essere in forma anonima come il denaro contante. Sarà possibile? Penso proprio di no perché se così fosse andrebbe contro i principi delle normative sull’anti-riciclaggio. E qui entra in ballo un altro rischio.

CENTRALIZZAZIONE

A differenza delle vere monete digitali come le criptovalute che sono decentralizzate (cioè che non c’è nessun proprietario del sistema che può fare il bello e il cattivo tempo sull’andamento e non c’è nessun ente centrale che guadagna da tutti i movimenti e le transazioni), l’euro digitale sarà centralizzato, cioè avrà un proprietario: la BCE. Quindi i cittadini potrebbero essere soggetti a qualsiasi decisione volesse prendere la banca centrale.

PRESTITI

Con l’euro digitale i volumi di denaro depositato nelle banche potrebbero diminuire sensibilmente e quindi anche l’erogazione dei prestiti.

RICAVI

Con meno depositi bancari, meno transazioni tradizionali ci saranno meno ricavi per enti, banche e istituti di pagamento.

Forse tutto sommato i rischi elencati potrebbero essere irrilevanti per i cittadini perché fondamentalmente, a parte la privacy e la centralizzazione, riguardano più il sistema bancario classico. Forse la domanda vera da farsi dovrebbe essere questa:

Perché la BCE è interessata a questo cambio di paradigma?

Alcuni pensano che sia per far fronte alle nuove monete digitali, quelle della Cina e quelle della Russia. La prima cosa che salta all’occhio però è che la Cina e la Russia sono due stati. La BCE no. Ops! Già, è vero la BCE non è uno stato, ma si comporta da stato. Per meglio dire è una banca che può dettare le regole per gli stati europei. Questo lo sappiamo tutti, non c’è bisogno che ve lo dica io. Riesce in questo perché ha un grande potere economico e finanziario.

Il punto è questo: i cittadini che possiederanno l’euro digitale è vero che non lo depositeranno negli istituti bancari del sistema classico ma è come se lo versassero nei depositi della BCE, questo perché, come ho scritto prima, l’euro digitale non è decentralizzato ma sarà di proprietà della Banca Centrale Europea.

Effetti che potrebbero scaturire da questo scenario futuro? La BCE potrebbe avere il controllo totale sui flussi di euro digitale, potrebbe cambiare le regole in qualsiasi momento, potrebbe tassare i portafogli, aumentare il costo delle commissioni, potrebbe decidere di dare agli stati singoli la possibilità di pignoramento o di prelievi forzati dai portafogli, potrebbe insomma aumentare il suo potere e avere nuove leve per influire sugli stati europei e sui cittadini. Forse pensate che abbia una visione troppo pessimistica? Ovviamente questa è solo la mia visione e non voglio che sia presa come verità assoluta, ha solo lo scopo di far riflettere dandoci modo di guardare dalla prospettiva di una banca come la BCE.

Ma torniamo all’inizio dell’articolo. Pensate che sia una coincidenza che il nostro presidente del consiglio, proprio ora, allettando con premi e lotterie ci spinga a utilizzare i pagamenti digitali?

O forse vuole iniziare ad educarci a questo sistema in virtù del fatto che a breve verrà lanciato l’euro digitale? Forse in questo periodo ci sarebbero cose più importanti da fare per il governo, ma lo ripeto non mi piace parlare di politica, anche perché penso che tutto quello che sta succedendo oggi, a qualsiasi livello ha la sua spiegazione e motivazione solo in ambito economico. Molti dicono che oggi la politica è solo uno strumento nelle mani dell’economia e della grande finanza. Sicuramente a breve avremo la risposta definitiva, in un caso o nell’altro.

Ma nel frattempo? Se pensate che queste situazioni siano al di fuori del controllo di noi semplici cittadini è vero fino a un certo punto. Sì, sarà sempre più difficile pagare in contanti, questa è la tendenza, ma ci sono sistemi digitali come le criptovalute che permettono di tirarci fuori da contesti di economia centralizzata e che possono darci una prospettiva più ottimistica del nostro futuro.

Possono darci la sicurezza della tutela dei nostri soldi e dei nostri risparmi. Molti si sono già orientati in questo senso e hanno deciso cosa fare del loro futuro.

Se non possiamo cambiare il mondo l’unica cosa da fare è cambiare la visione del mondo. Iniziare a cambiare noi stessi e le nostre abitudini.

C.D.

Aggiornamento 13 dicembre 2020

In questi giorni l’EBA (European Banking Authority) l’organismo dell’Unione europea, che dal 1º gennaio 2011 ha il compito di sorvegliare il mercato bancario europeo, ha comunicato il cambio delle regole per la gestione dei conti in “rosso” che entreranno in vigore dal 1° gennaio 2021. Gli addebiti automatici non saranno più consentiti se i clienti non avranno sufficiente disponibilità liquida sui loro conti correnti bancari.

Cosa comporta questo? Basteranno tre mesi di mancati pagamenti per una cifra minima di soli 100 euro per far scattare l’allarme che può portare al blocco dei Rid. Infatti l’istituto di credito dovrà segnalare il cliente alla centrale rischi e di classificare tutta la sua esposizione come “crediti malati”. Non saranno più possibili nemmeno piccoli sconfinamenti e potrebbe voler dire, per molti artigiani, commercianti, piccoli imprenditori e anche per molte famiglie, non poter più usufruire di quelle piccole forme di flessibilità che, specie in questa fase così critica a causa degli effetti economici del Covid, sono fondamentali per far fronte ai pagamenti di utenze o altri adempimenti, come gli stipendi e i contributi previdenziali, le rate di finanziamenti e mutui. L’effetto potrebbe essere il rischio di una fortissima stretta al credito, conseguenza inevitabile delle segnalazioni alla centrale rischi e della riclassificazione degli affidamenti della clientela in caso di piccoli arretrati. Insomma con questo nuovo sistema si può mettere a rischio la liquidità per le piccole e medie imprese piegate dal Covid, ma si potrebbe mettere anche a rischio la tenuta del bilancio familiare di chi si è trovato in difficoltà proprio a causa della pandemia. Questo nuovo regolamento infatti non solo mette in pericolo le casse delle aziende ma anche quelle dei nuclei familiari. E di conseguenza su questo fronte si registrerà anche una stretta sull’erogazione del credito.

Ora, l’EBA è uno strumento di controllo europeo e di qui ognuno può trarre le proprie conclusioni. Ho voluto fare questo aggiornamento come completamento alla logica con cui è stato scritto questo articolo sull’euro digitale.

C.D.

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