LA VERITÀ NON È UGUALE PER TUTTI

(tempo di lettura 7 min)

La verità non è uguale per tutti. Ho pensato di scrivere questo articolo perché oggi (e forse anche ieri) il concetto di verità, che dovrebbe essere un concetto semplice, ben definito e definibile, in realtà spesso non lo è. Non lo è in funzione del termine stesso, non lo è in funzione dell’individuo, e non lo è in funzione dei vari contesti in cui si parla di verità. Questa premessa potrebbe far pensare al concetto di verità come a qualcosa di non ben circoscritto, di malleabile e modificabile. Molti potrebbero affermare che ai giorni nostri la verità non esiste. Prima di passare all’articolo vero e proprio vediamo l’etimologia della parola:

Per i greci ἀλήθεια alétheia, significa “non nascondimento”, in quanto è composta da alfa privativo (α-) più λέθος, léthos, che vuol dire propriamente eliminazione dell’oscuramento, ovvero disvelamento.

Per il dizionario Treccani il termine verità (in latino veritas) indica il senso di accordo o di coerenza con un dato o una realtà oggettiva, o la proprietà di ciò che esiste in senso assoluto e non può essere falso.

Nela quotidianità utilizziamo di frequente questa parola e raramente ci interroghiamo sul suo significato. Eppure siamo sempre alla ricerca della verità, spesso con fatica, spesso con sofferenza, perché distinguere il vero dal falso è il modo di ottenere certezze e dare solide basi alla nostra esistenza. Tutto questo cercare la verità ci confonde e a volte siamo portati ad identificare la stessa verità con un suo aspetto peculiare che è la REALTA’. Ma cos’è la realtà e come la riconosciamo? Faccio un esempio:

Il foglio su cui scrivo fa parte della realtà, il bianco anche, ma l’essere bianco del mio foglio? Cosa lo rende vero? Il fatto che il foglio sia bianco. Allora siamo giunti a una “definizione di verità per corrispondenza tra ciò che dico e ciò che vedo”.

Questo è un concetto filosofico che potrebbe dare adito ad una discussione infinita. E comunque è proprio la filosofia che indica i criteri per definire la verità. E sono i seguenti:

Evidente fondata sull’evidenza dei fatti.

Rivelata basata su una rivelazione o una manifestazione.

Corrispondente costituita sulla conformità ad una regola: tutto ciò che si può definire vero è basato su un criterio formale di verità.

Coerente incentrata sull’analisi logica dei dati empirici.

Verità come utilità. Secondo questo criterio viene definito vero tutto ciò che favorisce il progresso per umanità.

Comunque al di là di quello che ci dice la filosofia a noi interessa conoscere le varie sfaccettature della verità. La cosa ovvia che potremmo dire è che la verità si basa su fatti oggettivi e non contestabili, ma quando abbiamo a che fare con le nostre menti ecco che cominciano i problemi. Ci sono varie teorie in merito. Ne citerò un paio, le più conosciute.

Woody Allen

 «conosciamo tutti la stessa verità: la nostra vita consiste in come scegliamo di distorcerla». (Woody Allen) “Harry a pezzi” (1997):

Il relativismo, che nega l’esistenza di verità assolute, o mette criticamente in discussione la possibilità di giungere a una loro definizione assoluta e definitiva.

Il costruttivismo, che considera la rappresentazione della realtà, e quindi il mondo in cui viviamo, come il risultato dell’attività costruttrice delle nostre strutture cognitive, assumendo una prospettiva spesso relativistica e soggettivista.

Le nostre verità assumono aspetti soggettivi. Prendiamo ad esempio i ricordi. Siamo certi che quello che ricordiamo sia la verità, cioè sia corrispondente alla realtà? Non è così. I ricordi sono un’elaborazione delle nostre menti. Basati sì su fatti realmente accaduti ma rielaborati. Sembra, da uno studio condotto dall’Università di Bradford, dall’University of London e dalla Nottingham Trent University, che i primi ricordi della nostra vita non sono sempre veri e il 40% potrebbero essere totalmente falsi. Il problema della “auto manipolazione” dei ricordi non è solo legato alla nostra infanzia e, tralasciando le cause organiche, è dovuta per il resto a cause psicologiche. Qui entra in gioco la teoria della visione costruttiva della memoria (costruttivismo) che dice che il ragionamento influenza la memoria. In questo modo di influenzare i ricordi hanno un ruolo importante i desideri e le credenze personali. Quindi potremmo avere due persone che hanno vissuto insieme la stessa, identica esperienza nello stesso momento ma che la ricordano in modo totalmente diverso.

Un’altra teoria è la source monitoring (controllo della fonte). Un esempio può essere la spontanea distinzione tra ciò che è stato detto (fonte esterna) e ciò che è stato pensato (fonte interna). Questo fenomeno sembra che avvenga nella mente per mezzo del confronto dei ricordi e delle informazioni che si sono costituite nella codifica della memoria. Di conseguenza, un falso ricordo ha origine da un’informazione attribuita alla fonte sbagliata. Questo si verifica quando le informazioni disponibili sono insufficienti per attribuirle alla fonte esatta.

Nelson Mandela

Una curiosità! Qualcuno ricorda l’Effetto Mandela?  È alla base di una distorsione della memoria che porta a ricordare fatti che non sono mai accaduti creando falsi ricordi. La blogger Fiona Broome nel 2005 durante un convegno si accorse che sia lei che molti dei presenti ricordavano chiaramente la morte di Nelson Mandela in prigione negli anni ’80. La Broome ricordava perfettamente che Mandela, per lei, era morto in prigione negli anni ottanta e ne rammentava persino il funerale trasmesso in tv. Mandela è morto nel 2013 e non in prigione. Tralasciando (anche se non escludendo) le teorie più fantasiose possiamo affermare, per spiegare l’effetto Mandela e tanti altri simili, che la nostra memoria non è una telecamera ma è un processo continuo di creazione e ri-creazione, in cui intervengono falsi ricordi, confabulazioni (cioè la fusione tra ricordi diversi), e suggestioni. C’è da dire che chi afferma di ricordare cose che non sono mai avvenute o modifica i ricordi lo fa in totale buona fede. La sua verità è quella che i ricordi gli trasmettono.

“Più aumentano i miei anni, più diminuiscono le mie verità” (c.d.)

Tralasciando le varie teorie mi piacerebbe parlare degli effetti della verità. Torniamo al punto che la VERITA’ ha bisogno di fatti oggettivi per essere definita tale; ma anche i fatti oggettivi a volte possono diventare soggettivi. Ed ecco che chi crede in una VERITA’ spesso cerca conferme che avvallano la sua verità ed evita di cercare conferme diverse, a questo punto la parola VERITA’ dovrebbe essere sostituita dalla parola FEDE. Probabilmente è questo il vero rischio della ricerca della verità. Portare avanti la propria verità che perde il significato etimologico della parola ed assume il significato di “opinione” che spesso ha basi solo soggettive. A questo punto ci sarebbe da chiedersi se sia più importante conoscere la VERITA’ o la MENZOGNA, a chi fa comodo l’una o l’altra? È quello che sta succedendo di questi tempi.

Senza fare polemiche o prendere qualsiasi tipo di posizione in merito ma solo per semplicità di esposizione, voglio fare un esempio attuale. Sul web, sui media stiamo assistendo ad un dibattito sull’utilità o meno dei vaccini contro il covid 19. Come potrete aver notato non sembra esserci una sola verità in merito. Le tesi, le opinioni sono innumerevoli. Ognuno porta avanti quella che pensa essere la sua VERITA’ (o la sua menzogna).

Questo rende la ricerca del vero un’impresa a dir poco titanica, anche le fonti “attendibili” hanno versioni diverse. Il risultato è che chi è spettatore di queste battaglie corre il rischio di escludersi dalla vita sociale accettando tutto quello che gli viene detto per evitare di prendere una posizione. Qui non sto solo parlando di vaccini, oggi l’informazione (o la disinformazione) funziona così. Rischiamo di trovarci in un limbo dove non ci è dato sapere la cosa giusta e la cosa sbagliata, non ci è dato sapere qual è la verità giusta. E questo anche se ognuno di noi è stato dotato da madre natura di raziocinio e senso critico. Potremmo decidere di stare fermi per paura di sbagliare, per paura di scegliere la verità sbagliata. Ma non ci possono essere più verità oggettive. La verità anche se non è uguale per tutti, è e sarà sempre una sola. Ci sarà mai dato sapere quale sarà la verità assoluta?

Questa a mio parere è la sfida più grande che dobbiamo affrontare in questo secolo, per evitare di creare un’umanità dove ogni individuo diventi antagonista dell’altro, in un mondo che non sappiamo se essere vero o costruito dalle nostre menti a favore di egoismi e interessi personali a svantaggio di tutto e di tutti. Anche di noi stessi.

Cristiano Danese

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