LA PAURA FA 90

(tempo di lettura 5 min)

Hai Paura? Paura di parlare in pubblico? Paura degli esami, delle cose nuove? Hai il terrore di essere rifiutato, paura di fallire in un nuovo progetto?

La paura è parte di noi, è una funzione vitale di sopravvivenza ed è tutta colpa dell’amigdala.

L’amigdala è un organo delle dimensioni di una mandorla e si trova alla base del cervello; è la sede degli istinti, la sua funzione originale è di preservare l’organismo dai pericoli e apprendere per esperienza. Cosi, ad esempio, se tocchiamo qualcosa che scotta, l’amigdala crea una sorta di scheda per la “consultazione rapida” e archivia lo stimolo e la risposta in modo da evitare, la volta successiva, tutto ciò che ci appare incandescente. Appena lo stimolo si ripresenterà, l’amigdala sarà pronta e reagirà in modo adeguato e rapido. 

Visto che il suo scopo è preservare la sopravvivenza, l’amigdala deve rispondere con immediatezza; se lo stimolo è elementare la sua valutazione di solito è appropriata, ma le cose si complicano se lo stimolo diventa più complesso.

Questo significa che se mentre camminiamo cade una tegola e facciamo un salto per evitarla, l’amigdala ha reagito a dovere; ma se manifestiamo lo stesso impulso quando siamo difronte al capo, mentre sosteniamo un esame, quando siamo di fronte alla siringa per l’esame del sangue o ad altri stimoli del genere, allora siamo nei guai.

Sebbene il nostro cervello si sia evoluto, infatti, la nostra amigdala non è molto più raffinata di quella degli animali e si comporta come se fossimo nella savana. Poiché, come detto, deve giudicare gli stimoli in fretta (può essere una questione di vita o di morte), solitamente usa il parametro della somiglianza: se una cosa è simile a un’altra che avverte come una minaccia, allora scatena l’impulso della fuga o dell’attacco. Fortunatamente il nostro istinto, quando è fuori luogo, viene frenato (in parte) da una struttura più evoluta “la corteccia prefrontale”.

Ma vediamo di capirci qualcosa

Quando percepiamo uno stimolo attraverso i nostri canali percettivi, tale stimolo passa per primo attraverso il talamo, una specie di centralina di smistamento dati. Ma per prima cosa il talamo sottopone il messaggio all’amigdala, attraverso un circuito mono sinaptico, una sorta di canale preferenziale. Se l’amigdala, nel suo processo sommario, trova che lo stimolo abbia una connotazione minacciosa, scatena immediatamente una reazione adeguata che coinvolge altre strutture cerebrali e ghiandolari, oltre a cuore, muscoli, intestino e così via.

A questo punto il talamo rinvia lo stesso messaggio alla corteccia prefrontale. Se quest’ultima ritiene giustificato l’allarme segnalato dall’amigdala dà l’avvallo, altrimenti tenta di frenarla sopprimendo le reazioni. Come si può notare, questo meccanismo da una parte è utile alla nostra sopravvivenza, dall’altra, crea non pochi problemi in termini di reazioni per niente logiche e razionali.

Al netto di situazioni di pericolo reali, come l’esempio della tegola, la sua stimolazione può essere portatrice di reazioni dannose. È così che diventa di fondamentale importanza essere consapevoli della dinamica mentale che scatta nella nostra mente quando questo straordinario organo si attiva. Questo perché, l’attivazione dell’amigdala, può essere indotta anche da chi ha intenzioni manipolatorie nei nostri confronti. La paura ad esempio, è la più potente leva emotiva che, se magistralmente utilizzata, mette la vittima in condizioni di totale soggiogamento mentale.

Gli esperti di ipnosi rapida, riescono a creare una trance profonda proprio facendo leva sull’amigdala; creano un sovraccarico cognitivo innescando uno stato di confusione e la perdita di qualsivoglia riferimento logico/temporale/spaziale. Al nostro cervello non piace perdere punti di riferimento a cui aggrapparsi, e quando accade va in TILT. Il comando dell’ipnotista, qualsiasi esso sia, diventa l’ancora a cui afferrarsi pur di uscire dallo stato di confusione ed il gioco è fatto.

Ci si può difendere dagli “effetti collaterali” della nostra preziosa amigdala?

La risposta a questa domanda è sì. L’amigdala, essendo un organo primordiale, facente parte del cervello rettiliano, aveva una sua funzione più nell’uomo delle caverne; quando gli si palesava davanti una belva feroce, non stava lì a cercare su Google se il bestione potesse o no essere un pericolo per la sua incolumità. Aveva due scelte: fuggire o combattere. E qui l’amigdala faceva il suo sporco lavoro.

La realtà di oggi è un tantino diversa. Le paure alle quali siamo esposti possono essere gestite in maniera differente. Uno dei modi è quello di lavorare su se stessi. I “software” che utilizziamo per decodificare la realtà che ci circonda e che ci spingono a prendere decisioni sono:

Modelli mentali

Metaprogrammi

Paradigmi

Principi

Valori

Sub-modalità, ecc.

e possono essere modificati, magari con l’aiuto di un esperto che conosce i meccanismi e le dinamiche.

Nel prossimo articolo approfondiremo i metaprogrammi.

Francesco Bizzarro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *